Attività Servizi Shop Diario di Bordo Identità Staff
     



Il mio primo oceano

Attraverso l'Atlantico

Era tempo che sognavo di solcare un oceano in barca a vela e come molti stavo cercando il modo per realizzarlo. Era il 2003 e con altri amici stavo lavorando ad un ULDB 51, per attrezzarlo allo scopo. A ottobre inoltrato ci rendemmo conto che la barca non sarebbe mai stata pronta per tempo; ero ad un bivio, mollare tutto e rassegnarmi o trovare un’alternativa. Beh oramai ero in ballo e volevo a tutti i costi ballare… ( più tardi in navigazione scoprii che mai termine fu più azzeccato).

Chiamai la compagnia degli skipper oceanici e mi trovarono in estremis 2 posti sulla barca di Marcello Corsi (Nausicaa, Solaris 48’ ) eh si 2 posti, perché nel frattempo avevo contagiato e coinvolto nell’avventura Massimo ( detto lo ZIO ). Partenza fissata per il 20 novembre, meta il porto di Las Palmas nelle isole Canarie, con tappa intermedia a Barcellona (dove avremmo incontrato per la prima volta il resto dell’equipaggio; Mattia, commercialista di Verona, Francesco architetto di Napoli, Pino medico di Napoli e Federica anch’essa Partenopea, consulente finanziario e poi via con il vento in poppa fino in Martinica!. Partiti da Milano, la mattina, con -5° C, ci trovammo alle Canarie dopo poche ore con 25°C. Tolte le maglie di lana ed il pile ci calammo nell’atmosfera festosa di chi si appresta ad attraversare l’Atlantico. Il porto era pieno di barche di ogni tipo, c’erano i maxi yachts super tecnologici, pronti a battagliare alla regata dell’ARC; c’erano barche di serie, di ogni tipo e misura, ma anche barche improbabili, autocostruite con i materiali più strani … I racconti di banchina spaziavano dalle avventure personali, alla condivisione di informazioni utili su dove trovare cosa, sui posti migliori per approvigionarsi, sulle frequenze per scaricare la meteo con la radio SSB etc.etc. Insomma stava per cominciare la grande avventura. 23 Novembre, fatta cambusa al supermercato DINO, con una lista infinita di voci da spuntare, ci assicurammo viveri e acqua per almeno 25 giorni.
Preparare la frutta e la verdura per essere stivata, si rivela una piacevole esperienza, anche se faticosa, ma come si dice: “Impara l’arte e mettila da parte”.

Stiamo aspettando che si stabilizzi l’alta pressione sulle Canarie, per poter partire. Solo con un’alta pressione e con l’anticiclone delle Azzorre stabile, si potrà contare su venti portanti fin dall’inizio. Lasciamo gli ormeggi il 25 novembre alle ore 13, con una pressione di 1023 millibar e vento fresco da NE. Il cielo è plumbeo, il mare è contornato da crestine bianche che lasciano presagire ad un rinforzo. Abbiamo una mano alla randa e genoa pieno, viaggiamo ad oltre 7 nodi di gran lasco per rotta 230°. Dovremo portarci verso il punto N20° W25° distante circa 800 miglia, prima di poterci mettere in rotta verso la Martinica. I turni a coppie di 2 saranno suddivisi in 3 ore di lavoro e 6 di riposo. Il vento rinforza a 32 nodi , Nausicaa galoppa tra gli 8 ed i 9 nodi, gli stomaci sono contorti dalla nausea e dalla consapevolezza che abbiamo ancora 2800 miglia davanti a noi… Si fa notte, tutto è nero, timoniamo con gli occhi incollati agli strumenti del vento, c’è cosi buio che non si vedono le vele. Finito il nostro turno cerchiamo di dormire, ma sembra di essere in una lavatrice, tanto la barca rolla e balla.

Il frastuono delle onde sullo scafo è impressionante, chiudo gli occhi e vengo avvolto da un concerto di rumori che piano piano nel corso del viaggio diverranno familiari. A mezzogiorno facciamo il punto, sarà un rituale che ci accompagnerà fino in Martinica. Le medie giornaliere si attestano nei rpimi giorni tra le 160 e le 175 miglia. 5° giorno; il mal di mare è scomparso, siamo a N19°16’ W26°22’ strambiamo mure a dritta e mettiamo la prua verso i Caraibi, rotta 260°. Il cielo inizialmente coperto da nubi, ha ora un colore azzurro intenso ed in lontananza vediamo i classici cumuli del bel tempo. Siamo entrati negli alisei di NE. La temperatura è salita a 30° è tempo di mettere le lenze in acqua … Come esca usiamo un polipetto di plastica di colore rosso e bianco, un amo doppio, saldamente fissato ad un pezzo di cavetto inox di circa 60 cm., mentre una solida girella unisce il tutto a del monofilo di nylon della portata di 100 libbre. A fine traversata il bottino ittico sarà di 9 lampughe tra i 4 ed i 17 kg, 2 ricciolette di 3 kg, 2 tonni di 6 e 15 kg e… un piccolo Marlin di 23 kg…. Ok, come avete capito di fame in oceano non si muore.

Abbiamo ammainato la randa a furia di sfregare sulle sartie si è scucita la tasca di una stecca ( passeremo 3 giorni con ago e filo a cucire, non solo la randa, ma anche il genoa e poi il gennaker…..), navighiamo ora con il genoa parzialmente terzarolato, tangonato sopravento e la trinchetta sottovento, in questo modo riusciamo a tenere una rotta più poggiata e fare miglia BUONE verso la meta. 9° giorno; Il vento è calato di colpo a soli 7 nodi, le carte meteo con previsioni a 48 ore,scaricate con l’SSB, ci mostrano una saccatura di bassa pressione che si stà formando sulla nostra rotta, questo vorrebbe dire venti contrari. Decidiamo di accendere il motore e di fare rotta 275° per 2 giorni in modo da lasciare la bassa alle nostre spalle e tornare sull’isobara dei 1016/1018 mb. In fondo era semplice, se il barometro saliva oltre i 1018 si fareva un correzione verso sud, se la pressione calava sotto i 1015 si andava un poco verso nord.

La navigazione non è stata impegnativa, più che di regolazioni di vele una traversata Atlantica è un mix di meteorologia, pesca, cucina, manutenzione, lettura, adattamento, spirito di gruppo. E’ anche un viaggio introspettivo … si ha un sacco di tempo per pensare.... L’aspetto psicologico è determinante, una volta lasciato Capo Verde sulla sinistra, si raggiunge la consapevolezza che da quel momento in poi si potrà solo andare avanti.

La natura comunque è benevola con i poveri marinai e regala spettacoli meravigliosi. Delfini che giocano, balene sonnacchiose, tramonti fiammeggianti, albe dai mille colori e di notte, le stelle cadenti trasformavano il cielo in uno spettacolo pirotecnico. Ogni giorno era un giono nuovo, uguale ma profondamente diverso dal precedente. A 7 giorni dall’arrivo ci abbandonarono in un sol colpo il generatore e l’alternatore … non avevamo più la possibilità di caricare le batterie, dovemmo spegnere tutto. Di notte si leggeva con le nostre torce, si cenava a lume di candela e si navigava come i grandi marinai del passato … unico guaio fù che il frigorifero cominciò a mandare un fetore insopportabile e dovemmo svuotarlo quasi completamente.
18° giorno il vento è tornato a soffiare vigoroso, la meta è sempre più vicina, i GPS portatili ci pongono a 278 miglia dall’arrivo …si fanno scommesse sull’ora di arrivo e su chi avvisterà terra per primo. Sarà Massimo, Lo Zio a farlo a circa 40 miglia.

Arrivamo al marina di Le Marin in martinica dopo 20 giorni esatti di navigazione e 2860 miglia percorse. Il sogno si è avverato e già la mente vola verso nuove imprese…. Buon vento a tutti.

Claudio Fassi

 
Tutti i diritti riservati © 2001- Yacht Club Bergamo Città dei Mille | www.ycbg.it | office@ycbg.it
YCBG: nato per diffondere la cultura nautica nel territorio bergamasco attraverso manifestazioni, eventi sportivi, iniziative didattiche e ricreative. Passa a trovarci alla Casa del Mare! La nostra sede è a Bergamo al Lazzaretto di piazzale Goisis (a fianco dello stadio), aperta tutti i martedì e giovedì non festivi dalle 21:00 alle 23:00.