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A ovest della Sicilia

L'enogastrovelica 2007: Egadi

I segni premonitori c’erano tutti: nel fitto scambio di e-mail fra i partecipanti che ha preceduto la partenza, l’argomento “barca” veniva spesso affiancato all’argomento “ricette”, cominciando già ad assaporare col pensiero quella che sarebbe stata una grande edizione della ormai storica enogastrovelica.

L’equipaggio, dunque:
Mario lo skipper
Giancarlo l’epicureo
Riccardo il domotico
Lucia la garibaldina
Nives la pensierosa
Laura la sms-dipendente
Enrico il pedalatore

Sabato 16 giugno Dopo il ritrovo a Orio al Serio e il volo Orio-Palermo, con il pulmino raggiungiamo subito Marsala, patria dei Florio, famosi per aver commerciato in vino e in tonno sott’olio. Visto che l’orario ce lo permette, cominciamo subito a rinfrescarci con granita di limone e panino, dopodichè l’equipaggio si suddivide i compiti per la cambusa e il check-in. Quest’ultimo si rivela più lungo del previsto perché l’equipaggio precedente, di tedeschi, ha lasciato varie piccole avarie da sistemare. La barca, un Dufour 40, è nuovissima e si rivelerà stabilissima con vento forte (fino a 23 nodi circa) e veloce anche con venti deboli. La cambusa non può non prevedere l’ottimo vino locale, nella versione “marsala secco”. Nel pomeriggio finalmente si parte con vento leggero di bolina e si punta all’ancoraggio in rada presso lo scoglio Preveto, nella costa sud di Favignana, a due ore circa di navigazione da Marsala. Qui si verifica l’unico, piccolo problema di tutta la settimana. Infatti, malgrado siamo allertati sui bassi fondali, confidando troppo sullo scandaglio e nel vedere all’ancora altre barche a vela sui 14 metri, andiamo ad adagiarci su un banco di sabbia e posidonie che risaliva improvvisamente. Nessun pericolo o danno, ma la situazione si risolve solo quando Giancarlo riesce a sbandare adeguatamente la barca appendendosi al boma sbracciato fuori mure. Morale: meglio sovrastimare che sottostimare il pescaggio della barca nuova! Cena con una superba zuppa di pesce elaborata da Giancarlo.

Domenica 17 giugno La navigazione di domenica ha come meta Marittimo, la più lontana dalla terraferma fra le isole Egadi e, siccome il vento è veramente invitante, decidiamo di circumnavigare l’isoletta in senso orario, passando da un’area protetta. La navigazione è piene di avvistamenti: vediamo un pesce spada che esce ripetutamente e completamente dall’acqua, ma anche una tartaruga caretta che condivide la nostra rotta e un branco di delfini che da’ spettacolo di acrobazie. Inoltre vediamo guizzare qualcosa a poppa e, raccolta la lenza alla traina, scopriamo di aver pescato un piccolo tonnetto pinna blu, quello del mediterraneo, della stessa razza di quelli pescati una settimana prima durante la mattanza, a Favignana. L’ormeggio lo facciamo nell’unico porticciolo che sappiamo essere aperto ai venti di scirocco, che si prevedono per la sera seguente. Occhio perché, all’interno del porto, un gavitello indica uno scoglio affiorante non segnalato da nessuna parte. Mentre si rassetta la barca Laura e Enrico, sportivi impenitenti, ne approfittano per scalare punta Falcone, la cima dell’isola, da cui si gode un magnifico panorama sull’arcipelago e sulla costa occidentale della Sicilia. La sera si decide di non cucinare e sperimentiamo così il ristorante “il pirata”, veramente raccomandabile, dove gustiamo primi e secondi cucinati principalmente con la ricciola.

Lunedì 18 giugno In mattinata dobbiamo disormeggiare abbastanza precipitosamente perché lo scirocco è arrivato prima del previsto e il pontile galleggiante sembra un ottovolante. Nel frattempo notiamo che lo scarico del bagno di poppa è stranamente alto, sotto la falchetta e crea non pochi problemi a chi ha steso i panni in quella zona… Il mistero si chiarirà poi, a cala Minnola. Navighiamo alla volta di Favignana, con una bella bolina e attraversiamo con prudenza la zona a nord dell’isola, dove è ancora calata la tonnara, l’unica funzionante in Italia. La sera, sulla banchina del porto riconosciamo il “Rais” il comandante da cui dipende il posizionamento della tonnara e la mattanza, che conclude in modo cruento la pesca dei tonni. Ormeggiamo nel porticciolo di Favignana, fra spettacolari edifici in cui si lavorava il tonno per inscatolarlo. La sera l’equipaggio si esalta cucinando in barca (e/o mangiando!) tonno crudo marinato, spaccatele al ragù di pesce, polpo al forno con patate e ficazza (salame di tonno).

Martedì 19 giugno E’ il giorno dello scirocco annunciato, per cui lasciamo la barca in porto, l’unica località ben ridossata e ci dedichiamo all’esplorazione terrestre dell’isola. Molto bella la salita al “semaforo”, la fortezza di santa Caterina che risale all’epoca della dominazione spagnola. La discesa ci consente anche una abbondante raccolta di finocchietto selvatico, indicato per elaborare interessanti piatti di pasta con pesce. Nel pomeriggio, con le bici affittate, raggiungiamo Cala Rossa, una stupenda baia con fondo sabbioso azzurro, contornata da rocce scavate per l’estrazione del tufo già in epoca romana: il bagnetto è d’obbligo, così come è d’obbligo gustare alla sera un tradizionale cous-cous col pesce, una tipica ricetta siculo-araba.

Mercoledì 20giugno Il vento si sta ormai smorzando, anzi gira durante la navigazione intorno all’isolotto Formica, già sede di un antico edificio per la lavorazione del tonno. Dopo una rilassante navigazione arriviamo così a Levanzo, precisamente a Cala Minnola, una tranquilla baia contornata di pini, bella sia per fare il bagno, sia per passarci la notte. Ci alterniamo per scendere a riva col tender e raggiungere a piedi il paesino, non lontano. Intanto in cucina si prepara un piatto che sconsiglio di preparare in barca per la lunghezza inaudita dei tempi di preparazione ma che, all’1.30 di notte, ha esaltato i nostri esigenti palati: la pasta con le triglie e il finocchietto selvatico.

Giovedì 21 luglio Si scopre il mistero dello scarico sotto la falchetta: i tedeschi che ci hanno preceduto hanno attivato la raccolta delle acque nere e ci hanno lasciato il pieno dei loro… ricordi. Lo scarico incriminato altro non era che la valvola del “troppo-pieno”. Rimediamo in mare aperto. Dopo esserci spostati davanti al paesino ed avere ancorato provvisoriamente la barca, una parte dell’equipaggio va a visitare la famosa grotta “del Genovese”, con dipinti e graffiti paleolitici. La sera passa in rada a Cala Fredda, vicino a Cala Minnola , ma meglio ridossata di questa.

Venerdì 22 luglio Ormai fedeli al motto di Laura, “tutte le calette”, che ci impone di vedere tutte le baie che ci è possibile, passiamo di nuovo da Cala Rossa e andiamo poi ad ancorare a Cala Azzurra, sul lato sud di Favignana, ottima per fare il bagno e dormicchiare. Purtroppo è l’ultimo giorno in barca e ci dirigiamo malinconicamente verso Marsala. Qui, con vento di bolina debole ma costante, proviamo alcune regolazioni fini delle vele e la barca ci sorprende per la sua reattività. La sera in pizzeria a Marsala.

Sabato 23 giugno La vacanza in vela è ormai finita ma, visto che la partenza con l’aereo è prevista per la sera, ne approfittiamo per una visita più “culturale” allo stagnone e all’isola di Motia, già avamposto dei Fenici e al relativo museo, sotto una calura micidiale, anche per dei velisti. Interessante anche il giro alle antiche saline di Trapani. Alla sera, in aeroporto, ricapitoliamo le tappe di questa crociera che non ha tradito le aspettative, sicuri di aver allargato la cerchia degli amici con cui condividere l’esperienza della vela.

Mario Maugeri
Consiglio Direttivo YCBG

 
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