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Navigando fra vulcani

L'enogastrovelica 2006: Eolie

17 giugno Atterraggio a Catania, in un mezzogiorno da 35 gradi e passa. Striato di neve, l'Etna fila un pennacchio di fumo. Il nostro minibus corre verso nord; non fosse per le strade più strette e le palme più basse, il paesaggio potrebbe quasi essere quello del sud California.

Passiamo Messina e lo stretto (davvero), e in un'ora e mezza arriviamo a Portorose, un bel marina, dicono stile Port Grimaud, come nuovo, con sapore di laguna. 700 ormeggi con relative villette, negozi e ristoranti. Insalate per pranzo, poi il check-in della Selene, un comodo Sun Odissey 49. Alle 17:30 salpiamo con mare calmissimo, vento zero. A bordo siamo in otto: i nuovi alla crociera del palato sono Enrico "L'Ingegnere"con la sua Elisabetta e Nicola, poi gli aficionados Lucia, Enrico "Big Jim" con Laura, oltre a Luciano e al sottoscritto - Cip e Ciop.

Lasciamo Vulcano e Lipari sulla dritta, intanto il sole tramonta. Poco prima delle dieci ormeggiamo a Santa Marina di Salina, dove ci attende e risiede Giancarlo, amico e compagno di belle crociere. Con tipico lampo di genio ha scelto Portobello per la nostra prima sera, e qui davvero comincia l'enogastrovelica. Spada gratinato, gamberetti crudi in salsa, polpettine di pesce con cipolla di Tropea appassita nella malvasia. Spaghetti al Fuoco. Beviamo Segreta di Planeta. Finiamo con cassata fresca, ricotta con miele e pistacchi, malvasia, caffè e grappa. Una cena paradisiaca. In barca poi tiriamo tardi con rhum e cioccolato.

18 giugno Sveglia e doccia nel marina, poi colazione al chiosco dove scopriamo una delizia locale: la granita al caffè con panna accompagnata da brioches fresche. Dopo ripetuti assaggi facciamo cambusa, issiamo le nostre insegne, imbarchiamo Giancarlo e Simona e partiamo per Filicudi. L'alta pressione distesissima tiene anche oggi il vento lontano. Sole a picco. In navigazione prepariamo un pranzetto veloce con insalata mista insaporita da cucunci (i pistilli del fiore di cappero) e peperoncini verdi piccanti.

Passati Pecorini nonchè Pecorini a Mare, diamo ancora vicino alla grotta del Bue Marino, e ci tuffiamo per la prima volta nelle acque delle Eolie. Elisabetta e Luciano provano il bacio della medusa - lenito con cenere di sigaretta. Verso le 18:30 ripartiamo, Eolo ci regala 15 e più nodi all'altezza della Canna di nordovest. Tiriamo qualche bordo, ma la brezza cala in neanche un'ora. Teniamo solo la randa e smotoriamo. Verso le dieci e mezza siamo di ritorno a Salina, dove ci produciamo in un'acrobatica esercitazione notturna di disincagliamento dalle trappe: con il nostro tender e quello di un vicino spingiamo la Selene fuori d'impaccio. Poi pizza e stuzzichini da Mare Luna.

19 giugno Sveglia, sole pieno, torniamo al chiosco per provare che le granite del giorno prima non fossero un miraggio. Non lo fossero, e così alle brioches aggiungiamo i croissants. Occhio però, noterai che non tutte le granite nascono uguali: dicono che le migliori nelle Eolie si trovino a Lingua (un miglio a sud di Santa Marina), da Alfredo. Rimpinguiamo la cambusa, sostituiamo una lucetta di via bruciata, e salpiamo per circumnavigare Salina in senso orario. Non c'è vento.

Passiamo Rinella e alle 13:30 siamo all'ancora in rada a Pollara, in fianco allo scoglio del Faraglione. Il caldo impone bagni a raffica, pranziamo con salumi, insalata di pomodori, origano basilico e cipolle rosse, cetrioli con mentuccia e fette di vero limone eoliano.

A metà pomeriggio salpiamo e verso le 18:30 ormeggiamo in Cala Zimmari, a Panarea. L'acqua non è pulitissima, notiamo un po' di plastica e rifiuti vari anche se ci sono poche barche in rada. Il tender porta avanti e indietro dalla spiaggia chi vuole vedere le rovine del sito preistorico e le tipiche ville dell'isola. Per la cena in barca: i miei spaghetti aglio, olio e peperoncino verde con cucunci, olive nere, concassé di pomodori freschi, alici sott'olio e prezzemolo.

20 giugno Appena svegli issiamo l'ancora e la ridiamo a mezzo miglio di distanza nella leggendaria Cala Junco. Qui l'acqua è ben diversa, smeraldo puro. Guarda caso il vento è assente, e impegniamo il resto della mattina in colazione, bagni, e nel viavai del tender con la spiaggia di sassi.

Come aperitivo, alle 12:30 in punto, la Guardia Costiera ci sala con un verbale di 344 euri, per divieto di ancoraggio colà. Dato che quel preciso approdo è segnalato dal portolano chiediamo istruzioni per la contestazione, e gentilissimi ci spiegano come e dove indirizzare gli scritti difensivi. Così spostiamo l'ormeggio di un centinaio di metri e ci consoliamo con un pranzo a base di insalate multicolore. Verso le 15:00 proseguiamo verso nordest, una sosta allo scoglio di Dattilo per un bagno dove notiamo che dal fondo salgono delle bollicine di aria calda...

Per le 19:30 prendiamo un gavitello - prenotato fin dal mattino - di fronte alla spiaggia nera di Scari. Siamo a Stromboli, sotto al vulcano. Ceniamo bene al Canneto, indicatoci da Paolo, con antipastini tipici, spaghetti vari ai sapori di mare (notevoli quelli alle sarde), spiedini di spada e totani, mupe alla griglia con gamberetti fritti, involtini di peperoni e ricotta, caponata, cassata e cannoli freschissimi con malvasia e liquore di marasca.

Stromboli non ha illuminazione stradale, e nel cielo stellato si ritaglia il profilo nero del vulcano. Passeggiamo su fino alla piazza della chiesa, da Ingrid: le terrazze del bar offrono un panorama fantastico. La notte in barca è ballerina, siamo alla mercè della risacca e dell'onda dei pescherecci.

21 giugno Sveglia, un po' intontiti dalla nuttata. Sempre molto caldo, sempre vento zero. Organizziamo la spesa, le colazioni con granite e le gite al vulcano. Pranzo in barca con le nostre insalate fresche, un bagno e poi sbarchiamo. Quattro decidono di salire al vulcano a piedi, noi altri preferiamo noleggiare un elicottero. Così ci imbarchiamo su un aliscafo che in mezz'ora ci porta a Panarea. Dopo una granita ai gelsi, dal porto con un minitaxi elettrico arriviamo fino alla piattaforma della Air Panarea, su in quota, a mezza costa.

Sono le 18:00 in punto. Un Ecureil sfavilla sulla pista, le portiere aperte: indossiamo giubbotti di salvataggio e cuffie interfono, e i rotori cominciano a girare. Decolliamo delicatamente, poi il pilota porta il velivolo in avanti di qualche metro, oltre la scarpata, e si tuffa in scivolata verso il mare, trecento metri più sotto.

Con un'accelerazione esilarante raggiungiamo lo scoglio di Dattilo, ne sfioriamo le pareti girando attorno ai gabbiani, placidamente annidati nonostante il nostro passaggio. Poi è la volta di Basiluzzo, dove restiamo sospesi a qualche metro dai pochi resti di una villa di epoca romana. Sorvoliamo anche le guglie gotiche di Spinazzola, quindi ci abbassiamo a dieci metri dal pelo dell'acqua: l'elicottero ora è un bolide lanciato a 140 nodi verso Stromboli.

Qualche virata sopra Ginostra, poi accostiamo con prudenza la Sciara del Fuoco. Prendiamo quota, vediamo in lontananza la nostra barca ormeggiata a Scari, e Strombolicchio su un'orizzonte alieno, inclinato di 45 gradi. Il fianco verde del vulcano finisce ed ecco le bocche delle fumarole, lunari e cineree sotto di noi. È un punto di vista inebriante, adrenalinico; i nostri commenti entusiastici viaggiano spezzati sull'interfono.

Torniamo giù, a correre sul mare caldo e fermo. A Panarea sorprendiamo due barche ormeggiate a ridosso dello scoglio della Nave poi, ripidi e lenti, ci inerpichiamo sulla facciata settentrionale dell'isola. Dopo la cresta, ecco il vecchio cratere di Panarea, ultimo souvenir di questo volo. Atterriamo virando larghi e circolari dal mare, con precisione millimetrica e spettacolare. Altri fortunati sono in attesa di un passaggio veloce per l'aeroporto di Reggio, ci tocca scendere...

Indugiamo ancora un po' nel piccolo eliporto, gustandoci il nuovo decollo e chiacchierando con gli addetti fino all'arrivo del minitaxi che ci riporta al mare, e ai piedi per terra. Per le 20:30 l'aliscafo ci riporta a Stromboli, il sole scende sotto l'orizzonte e noi ci incamminiamo sul lungomare verso Ficogrande. Cena a Punta Lena, una bella veranda di cannicciato che si affaccia su Strombolicchio, con carpaccio di tonno, alici, insalata di polipo e pescetti in carpione. Brindiamo con La Fuga di Donnafugata. Una trascurabile mustina grigliata con pomodori e capperi, insalata strombolana e finiamo con salame al cioccolato.

Alle 23:00 la pattuglia di esplorazione alpina ci attende al gommone spiaggiato, e i quattro sorrisi spiccano nella notte e nel loro sudore nero di vulcano, stanchi ma felici del fuoco e dei botti vissuti in quota.

22 giugno Sveglia alle 04:30, e molliamo il gavitello. Scivoliamo nella prima aurora verso Strombolicchio, mezza barca ancora dorme. Scapoliamo Punta Labronzo e rallentiamo per goderci la Sciara del Fuoco mentre il sole sorge. Lo Stromboli ci regala ancora qualche lapillo. Poi facciamo prua per Bottaro, quindi rotta per Lipari.

Alle 09:30 ci ancoriamo nel turchese acceso di Porticello, sotto la vecchia cava di pomice. Dopo una serie di bagni nell'acqua perfetta della rada, arrivano Giancarlo, Simona e un'altra Simona. Ospitiamo tutti per il pranzo e per il resto della giornata a bordo, caldissima e... senza vento.

Verso sera ormeggiamo al pontile galleggiante di Sottomonastero a Lipari, da Duccio. Una bella doccia en plein air, poi per le vivaci vie di Lipari arriviamo alla Kasbah, il ristorantino scelto da Giancarlo per il commiato. Dopo cena il nostro anfitrione ci guida nel dedalo della fortezza, fra budelli, scavi archeologici, mura e scalinate, finchè ci ritroviamo al nostro ormeggio. Soffia un vento di terra rovente. Un sorso di rhum e ci schiantiamo nelle cuccette.

23 giugno Sveglia e partenza per Vulcano alle 07:30. È l'ultimo giorno e, manco a farlo apposta, tra le bocche troviamo un bel maestralino, è un effetto Venturi fra le isole. Tiriamo bordi fino all'ora di pranzo, poi ormeggiamo nella baia di Levante. A terra la sabbia esala vapori bollenti, e anche l'acqua è frizzante di zolfo.

Alcuni di noi si dedicano ai fanghi, anche se gli indigeni ce li sconsigliano per l'ora troppo calda. Pranzo veloce al Geco Bar con arancini al ragù, pitoni fritti, birra Messina (ormai beviamo solo quella) e peperoncini sott'olio a raffica. Un'ultima granita al caffè e facciamo definitivamente prua per 160 gradi, Portorose.

Doppiamo Gelso e troviamo un pochino di mare, con una fastidiosa onda al traverso per tutto il ritorno. Per le 17:45 siamo nel marina, rabbocchiamo il gasolio e ormeggiamo fra le bricole del nostro charter. Con un aperitivo ci gustiamo anche gli ormeggi altrui, mentre arriva Giovanni per il check-out. Cena alla simpatica Cantina del porto. Provo l'altra faccia del pitone, quella al forno: il ripieno è uguale (scarola saltata in aglio e olio, pomodorini e pepe) solo che invece delle acciughe ci sono i capperi. Poi ultima notte in cabina, i bagagli ormai pronti.

24 giugno Sveglia, passeggiatina verso la spiaggia, colazione a bordo e sole e doccette a poppa fino alle 10:00. Tutti un po' malinconici. Poi il nostro minibus ci riporta all'aeroporto di Catania, con una breve sosta solo per rifornirci di limoni e peperoncini verdi. Per portare a casa un piccolo ricordo di queste splendide isole, tutte "sole, succo e sapore".

Francesco Pavesi
Vicepresidente YCBG

 
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